Kim Kardashian rivela che ChatGPT ha portato al fallimento degli esami di giurisprudenza

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La star dei reality Kim Kardashian ha dichiarato pubblicamente che l’utilizzo di ChatGPT per studiare per i suoi esami di legge ha ripetutamente prodotto risposte errate e ha contribuito a farle fallire numerosi test. L’ammissione è arrivata durante una recente intervista con Vanity Fair, in cui Kardashian ha descritto il chatbot AI come un “amico-nemico” a cui spesso sgrida per aver fornito disinformazione.

La realtà dell’assistenza allo studio dell’IA

Kardashian, che ha recentemente superato l’esame per studenti di giurisprudenza del primo anno (il “baby bar”) dopo tre precedenti fallimenti, ha spiegato che la guida di ChatGPT era costantemente inaffidabile. Ha raccontato di casi in cui il chatbot le ha fornito informazioni errate, portando al fallimento dei test. In uno scambio particolarmente bizzarro, secondo quanto riferito, l’intelligenza artificiale ha giustificato i suoi errori sostenendo che le stava “insegnando a fidarsi del [proprio] istinto”.

Ciò evidenzia un problema critico con gli attuali modelli linguistici dell’intelligenza artificiale: sebbene possano generare testo in modo convincente, sono soggetti a inesattezze fattuali. Affidarsi a loro per una preparazione accademica ad alto rischio, come gli esami di giurisprudenza, può essere profondamente controproducente.

L’ironia della “lezione” dell’intelligenza artificiale

L’autogiustificazione del chatbot – che stava insegnando a Kardashian a fidarsi della propria conoscenza – è oscuramente ironica. Sottolinea il fatto che gli strumenti di intelligenza artificiale dovrebbero essere utilizzati come supplementi all’apprendimento, non come sostituti del pensiero critico e delle informazioni verificate.

Divulgazione e contesto

Vale la pena notare che la società madre di CNET, Ziff Davis, è attualmente impegnata in una controversia legale con OpenAI, per presunta violazione del copyright relativa alla formazione dei loro sistemi di intelligenza artificiale. Questo contesto non invalida l’esperienza di Kardashian, ma ci ricorda che il panorama tecnologico è complesso e che le motivazioni non sono sempre neutre.

L’esperienza di Kardashian serve da monito: gli strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT sono potenti, ma non sono infallibili. Studenti e professionisti che si affidano a loro devono farlo con scetticismo e verifica.