Lululemon, il colosso dell’abbigliamento sportivo, ha sostenuto Epoch Biodesign, un’azienda pioniera di un nuovo approccio al riciclaggio della plastica utilizzando enzimi per scomporre i tessuti di scarto in materie prime riutilizzabili. Questa mossa segnala un crescente spostamento verso alternative sostenibili poiché l’industria dei combustibili fossili fa molto affidamento sulla plastica per i profitti futuri.
Il problema del riciclaggio della plastica
Il riciclo tradizionale della plastica fatica a raggiungere l’efficienza e spesso si affida al downcycling, ovvero alla conversione dei rifiuti in prodotti di qualità inferiore. Epoch Biodesign supera queste limitazioni utilizzando una cascata di enzimi per scomporre la plastica nei suoi elementi costitutivi di base, noti come monomeri. Ciò consente la creazione di plastica di qualità vergine dai rifiuti, anziché degradare il materiale nel tempo.
Come funziona Epoch Biodesign
Invece di utilizzare microbi (che possono essere inaffidabili), Epoch utilizza la produzione di enzimi su scala industriale per trattare i rifiuti di nylon 6,6, una fibra sintetica durevole che si trova negli indumenti, negli airbag e nelle corde. Il processo recupera oltre il 90% dei monomeri desiderati, con i coloranti come unico sottoprodotto. Questo approccio alle materie prime offre un vantaggio significativo:
“Per noi, una balla di tessuto equivale a un barile di petrolio”, afferma Jacob Nathan, CEO di Epoch, sottolineando che il materiale di partenza è il tessuto di scarto, non il petrolio.
Questa indipendenza dai prezzi del petrolio è fondamentale, poiché recentemente i costi delle materie prime per il nylon 6,6 sono aumentati fino al 150%. Il metodo di Epoch evita questa volatilità iniziando dagli sprechi.
Palo di Lululemon e piani futuri
Lululemon ha partecipato a un recente round di finanziamento da 12 milioni di dollari insieme ad altri investitori. I fondi sosterranno un impianto dimostrativo vicino all’Imperial College di Londra, con piani per un impianto commerciale entro il 2028 in grado di produrre 20.000 tonnellate di monomero all’anno.
La tecnologia di Epoch Biodesign è adattabile anche ad altre plastiche, sebbene il nylon 6,6 sia l’obiettivo iniziale grazie al suo uso diffuso e alle forti caratteristiche prestazionali. La visione a lungo termine dell’azienda prevede l’estensione di questo processo di riciclaggio enzimatico a una gamma più ampia di materiali.
Questo investimento evidenzia una tendenza in crescita: i marchi stanno cercando alternative alla produzione di plastica dipendente dai combustibili fossili mentre le preoccupazioni sulla sostenibilità si intensificano. L’approccio di Epoch Biodesign offre un percorso praticabile verso il disaccoppiamento della produzione materiale dai mercati petroliferi volatili.
